Chi detiene il potere nel Parlamento europeo sul bilancio proposto dell’Unione europea da 2.000 miliardi di euro e quali dispute interne sono state ormai risolte?

La Commissione europea ha presentato la scorsa estate la sua proposta per il prossimo bilancio settennale dell’Unione. Da allora, i Paesi membri e il Parlamento hanno avviato negoziati interni sulle modifiche che potrebbero ridisegnare in modo significativo il prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP).

Il piano della Commissione prevede di fondere 52 programmi esistenti in 16, per semplificare e concentrare la spesa dell’UE. La maggior parte del bilancio si concentra ora in cinque grandi dossier trasversali, ma almeno 26 testi giuridici continuerebbero comunque a disciplinare specifici ambiti di politica pubblica.

I Paesi membri puntano a raggiungere un compromesso sul bilancio principale entro la fine del 2026, che dovrà essere approvato all’unanimità, lasciando così il tempo necessario per definire tutti i testi giuridici prima che il quadro entri in vigore nel 2028.

I quattro gruppi politici moderati del Parlamento che sostengono la presidente della Commissione Ursula von der Leyen – il PPE di centrodestra, i Socialisti e Democratici di centrosinistra, i liberali di Renew e i Verdi – devono restare uniti per approvare il QFP a maggioranza qualificata.

I progressi, tuttavia, sono stati rallentati per mesi da dispute interne su chi dovesse guidare il lavoro sui cinque dossier chiave – fino ad ora. Chi sono dunque gli eurodeputati che stanno plasmando la posizione del Parlamento sul prossimo bilancio dell’UE?

1. Il dossier principale: i Piani di partenariato nazionali e regionali

Il principale punto di attrito in Parlamento è stato decidere chi dovesse guidare il dossier più importante del bilancio: i Piani di partenariato nazionali e regionali (NRPP) da 894 miliardi di euro, che coprono i sussidi agli agricoltori, i fondi regionali e le risorse legate alla migrazione. Il piano accorpa finanziamenti provenienti da almeno 15 voci di bilancio del precedente quadro finanziario.

Tre deputati sono emersi come relatori dalle commissioni bilanci (BUDG), sviluppo regionale (REGI) e agricoltura (AGRI), e lunedì (19 gennaio) hanno interrogato i rispettivi tre commissari su questo dossier controverso. Si tratta rispettivamente di Karlo Ressler (Croazia, PPE), Andrey Novakov (Bulgaria, PPE) e Elsi Katainen (Finlandia, Renew).

S&D, Renew e Verdi hanno contestato l’idea che il PPE detenesse sia la relatoria REGI sia quella BUDG sul dossier.

“Le promesse sono state tradite”, ha dichiarato il deputato francese S&D Jean-Marc Germain dopo che il PPE si è assicurato la relatoria REGI. Il PPE ha sostenuto che sia giusto che il partito più grande occupi una posizione dominante.

2. Fondo europeo per la competitività (ECF)

L’ECF da 234 miliardi di euro è il nuovo fiore all’occhiello industriale dell’UE, pensato per colmare l’enorme divario di investimenti rispetto a Stati Uniti e Cina, accorpando circa 14 programmi del precedente bilancio. Oltre alla flessibilità di spesa in settori come difesa, spazio, digitale, tecnologie pulite, sanità e biotecnologie, il fondo offrirà prestiti e garanzie per contribuire a “sbloccare” capitali privati per le imprese europee.

Il lavoro sull’ECF sarà guidato dalla commissione industria (ITRE), dove emergono Dan Nica (Romania, S&D), Christian Ehler (Germania, PPE) e Stine Bosse (Danimarca, Renew).

Sebbene Bosse non sia formalmente relatrice sull’ECF, assumerà la guida dei lavori nella commissione bilanci del Parlamento. Attraverso i suoi poteri di “controllo di bilancio”, la commissione ha voce in capitolo anche su dossier che non guida direttamente. Bosse è membro delle commissioni sanità (SANT) e ambiente (ENVI), con lei queste due commissioni ottengono un canale indiretto di influenza su un dossier chiave, dopo che il PPE si è schierato con l’estrema destra a novembre per escluderle a favore di un’ITRE dominata da Ehler.

3. Horizon

Horizon Europe è il programma di spesa dell’UE per la ricerca, proposto a 175 miliardi di euro e strettamente collegato all’ECF. Finanzia la ricerca di base attraverso il Consiglio europeo della ricerca, progetti di ricerca collaborativa transfrontaliera e investimenti in deep tech tramite il Consiglio europeo per l’innovazione (EIC).

Il deputato tedesco del PPE Christian Ehler (ITRE) guiderà anche il lavoro del Parlamento su Horizon.

4. Fondo Global Europe (GEF)

Il Fondo Global Europe (GEF) da 200 miliardi di euro è lo strumento dell’UE per la politica estera: fornisce aiuti allo sviluppo e sostiene i Paesi candidati all’adesione, come l’Ucraina. Sarà guidato dalle commissioni sviluppo (DEVE) e affari esteri (AFET), rappresentate da Robert Biedron (Polonia, S&D) e Michael Gahler (Germania, PPE).

Per quanto riguarda la commissione bilanci (BUDG), sarà un deputato dei Verdi a guidarne il lavoro sul dossier. Tutavia, il gruppo non ha ancora deciso chi sarà, secondo quanto riferito da due funzionari.

5. Risorse proprie: da dove arrivano i soldi per il bilancio?

Per dipendere meno dai contributi diretti dei Paesi, la Commissione ha proposto di raccogliere 407 miliardi di euro per il prossimo bilancio attraverso nuove imposte a livello europeo su tabacco, grandi imprese, rifiuti elettronici ed emissioni di carbonio.

Il lavoro su questo piano sarà guidato dai seguenti eurodeputati della commissione bilanci: Danuše Nerudová (Cechia, PPE), Sandra Gomez Lopez (Spagna, S&D), Fabienne Keller (Francia, Renew) e Rasmus Andresen (Germania, Verdi).

Visione d’insieme

Oltre a lavorare sui singoli dossier, due relatori e due relatori ombra della BUDG sono responsabili della stesura di una relazione intermedia che dovrebbe aiutare a definire la posizione negoziale del Parlamento sul bilancio nel suo complesso.

La relazione e il lavoro futuro sulla posizione generale del Parlamento sono guidati da Siegfried Muresan (Romania, PPE), Carla Tavares (Portogallo, S&D), Fabienne Keller (Francia, Renew) e Rasmus Nordqvist (Danimarca, Verdi):

La relazione intermedia raccoglie i pareri di altre 15 commissioni parlamentari. Al 15 gennaio, tutti e 15 i deputati incaricati di redigere tali pareri erano stati nominati.

Infine, i leader dei gruppi politici del Parlamento saranno direttamente coinvolti nei negoziati, così come i presidenti delle commissioni più rilevanti – come BUDG, ITRE, REGI, AGRI e CONT, la commissione per il controllo dei bilanci.

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